Psicologa clinica e psicoterapeuta Gestalt, ricercatrice ed esperta nell’insegnamento della meditazione e di esercizi di consapevolezza

Medicina Narrativa

Raccontare la nostra malattia ci aiuta a guarire: lamedicina narrativa è un’arma in più, a disposizione sia dei pazienti che dei medici, che sta prendendo sempre più piede all’interno delle strutture ospedaliere, degli ambulatori, nelle associazioni ma soprattutto sui social networks, dove chiunque può raccontare la propria esperienza di vita e può sentirsi meno solo grazie al confronto con altre persone che vivono esperienze similari.
L’obiettivo primario della medicina narrativa è quello di mettere insieme le diverse prospettive da cui si può guardare il cammino verso la guarigione, tenendo in considerazione il paziente, il medico, ma anche coloro che sono vicini a chi soffre, come gli amici, i familiari,gli infermieri. Il tutto finalizzato ad un unico scopo: migliorare la cura ed il benessere della persona. E, a quanto pare, sembra avere successo.
A dimostrazione di quanto detto, vi sono numerosi studi che mettono a confronto due situazioni opposte: nella prima abbiamo un dottore che somministra un farmaco antidolorifico ad un paziente, spiegandogli il perché si sta comportando in un certo modo e cercando di creare una maggiore empatia con il suo interlocutore. Nella seconda, invece, abbiamo solo l’azione di un computer. I dati parlano chiaro: nel primo caso, il medicinale funziona meglio, riuscendo ad esercitare un effetto antidolorifico maggiore. Probabilmente è erroneo parlare di medicinale meglio funzionante in quanto, in questo caso, è il nostro cervello a svolgere il ruolo più importante. L’azione della cura non si limita semplicemente nell’assumere medicinali e pillole, bensì comunicare impulsi psicologici e fisiologici.
Fabrizio Benedetti, professore di Fisiologia Umana Neurofisiologia all’Università di Torino, spiega che lasomministrazione della cura, per quanto meccanica possa risultare, è fondamentale per la terapia e ne determina persino i risultati finali.
La medicina narrativa permette di modificare il comportamento delle persone, andando ad agire in maniera diretta sul trattamento a cui queste sono sottoposte; il progetto tenuto nel Centro di Sclerosi Multipladell’Ospedale di Gallarate non è altro che una conferma delle parole pronunciate dal professore. I pazienti del centro sono diventati molto più scrupolosi e attenti nel seguire la terapia e, a quanto comunicano i medici, il merito va assegnato ad una “cartella clinica integrata”, in cui vengono elencati gli stati d’animo, le abitudini, le emozioni, le relazioni interpersonali del paziente. Ci saranno pertanto sia la cartella tradizionale che queste alternativa, la quale sarà a disposizione di tutti gli operatori che potranno così scriverci osservazioni e annotazioni a loro giudicare importanti e fondamentali per la buona riuscita del trattamento. Dopo un anno dall’aggiunta della cartella clinica integrata, i dottori hanno richiesto ai pazienti di compilare un questionario e ciò che è emerso è che la maggioranza giudicava positivamente l’esperienza, vedendo incrementata la propria fiducia, ma soprattutto seguiva con maggiore attenzione e diligenza il trattamento, ottenendo così risultati nettamente più soddisfacenti.
Il paziente, sentendosi ascoltato e quindi capito, diventa una componente attiva del percorso di cura, giocando così un ruolo fondamentale per il buon esito delle terapie. La formazione diventa così di primaria importanza ed è per questo che l’Associazione Italiana Oncologia Medica ha confermato la seconda edizioneAIOM-HuCare, scuola che insegna a comunicare in maniera sana con i pazienti, rendendo il periodo di degenza il più umano possibile.
Le difficoltà che incontrano i pazienti, però, non sono di certo poche; prima fra tutte, vi è la paura di iniziare, di non trovare le parole giuste e di non saper esprimere a fondo le proprie sensazioni. Nasce così “Viverla Tutta”, che aiuta il malato a narrarsi e a raccontarsi senza freni e barriere, mettendogli a disposizione tutti gli strumenti di cui necessita per arrivare a donarsi e a donare la propria storia, emozionando chi lo ascolta.
Le storie ritenuti migliori verranno raccolte e pubblicate su un libro che sarà sugli scaffali di tutte le librerie di Italia in autunno. Sino ad ora, ben 4000 storie sono state selezionate su Facebook e la comunità racchiude 12000 persone. I numeri non accennano a fermarsi ed il merito non va solo alla causa ma anche alle potenzialità che il web offre in materia: difatti, su Internet, le persone hanno l’opportunità di relazionarsi in maniera diretta con l’altro, conoscendo così individui che stanno vivendo la loro medesima situazione. Il tutto, tutelando il proprio Io più intimo grazie all’utilizzo di nickname e dell’anonimato, che in una qualche maniera aiuta ad abbattere quel senso di pudore e vergogna che molto spesso blocca il racconto dei propri drammi e dei propri dolori.
La fonte: l’Espresso

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