Psicologa clinica e psicoterapeuta Gestalt, ricercatrice ed esperta nell’insegnamento della meditazione e di esercizi di consapevolezza

L’elaborazione del trauma che genera ansia

21Gli eventi che viviamo nella vita quotidiana hanno impatti diversi sullo stato emotivo della persona: alcuni eventi ci fanno sentire felici, altri ci lasciano indifferenti, altri ancora ci fanno vivere un cambiamento negativo dello stato emotivo.

La persona può essere o non essere consapevole di aver vissuto un trauma, e cominciare a vivere di conseguenza alcune situazioni con ansia, perché si è creato un conflitto interno, che non sa risolvere; e tale stato di ansia (generalizzato o specifico) non dipenderà tanto dalla situazione vissuta, ma dal valore che la persona attribuisce ad esso e dal conflitto che comincia a generarsi al suo interno.

A livello neurofisiologico il cervello, quando vive un’esperienza, invia gli stimoli ad un’area interna chiamata talamo; questo è connesso con due altre aree: da una parte invia le informazioni alla corteccia, dandoci informazioni cognitive (il pensiero), dall’altra al sistema limbico, che contiene l’amigdala (sede delle emozioni), e che influenza le reazioni legate agli istinti di sopravvivenza. Per esempio, se nella stanza dove vi trovate entra un leone, nessuno si farà domande del tipo “come mai è entrato un leone?”, “Avrà fame?”, “Che intenzioni ha?”; ma chiunque avrà due tipi di reazioni legate alla fuga o al congelamento. Questo avviene grazie all’amigdala, che fa riconoscere alla persona che sta vivendo una situazione di pericolo, e la fa reagire istintivamente senza lasciare tempo al pensiero, perchè le informazioni che il talamo invia al sistema limbico sono molto più veloci di quelle inviate alla corteccia, permettendo alla persona di salvarsi.

Quando però il trauma è molto grande, il sistema limbico, che è connesso a sua volta con la corteccia, interrompe questo collegamento, creando nella persona un’amnesia legata all’evento. Quanti di voi per esempio, dopo una situazione scioccante, ha dichiarato di non ricordare più niente, e di vivere solo una gran confusione?

Proprio per questa gran confusione si arriva dallo psicoterapeuta, chiedendo di voler far luce sulla propria vita, perchè qualcosa si è inceppato, e si ha la sensazione di non aver più il controllo su alcuni aspetti del proprio sé.

Penso che non solo i traumi grandi (quelli con la T maiuscola per l’EMDR), che creano amnesia e confusione, ma anche quelli più lievi (con la t minuscola), possano dare un quadro sintomatologico legato al disturbo d’ansia (generalizzato o specifico), quando non si diagnostica un disturbo post traumatico da stress (DPTS); in questo caso il disturbo è spesso lontano dall’evento traumatico, e quindi diventa difficilmente rintracciabile senza l’aiuto di un esperto.

La psicoterapia.

L’intervento psicoterapeutico che ha maggior efficacia, è sicuramente un trattamento che unisce all’analisi del racconto, un lavoro psico-corporeo, ricordando che l’emozione è un evento psicosomatico per eccellenza in cui le sensazioni corporee incontrano il pensiero (rispecchiando la concezione che unisce la sfera corporea a quella mentale).

Le tecniche e gli approcci da utilizzare, per dare sollievo al disagio emotivo che la persona vive dopo una situazione problematica sono diverse:

–       Esercizi di Bioenergetica (esercizi ideati da Lowen, psicoterapeuta statunitense, che liberano il corpo dai sintomi psicosomatici che ci creiamo attraverso ansia, stress, depressione ed altri disagi emozionali);

–       EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, che aiuta la persona a rielaborare il trauma, utilizzata in gran parte nella psicoterapia dell’emergenza);

–       EFT (Emotional Freedom Technic, che attraverso la stimolazione dei principali meridiani energetici del corpo, permette di liberarsi da stati emotivi negativi);

–       PNL (Programmazione NeuroLinguistica, che utilizza tecniche per desensibilizzare dalle emozioni negative);

–       Continuum di Consapevolezza (tecnica di terapia della Gestalt di Naranjo, psichiatra e psicoterapeuta cileno, che permette di focalizzare la propria attenzione sulla parte del corpo dove si localizza il disagio psicosomatico);

–       Mindfulness (MBSR, Mindulness Based Stress Reduction,del prof. Kabat Zinn, che unisce diverse pratiche occidentali ed orientali, volte all’allenamento dell’attenzione interna ed esterna per aumentare lo stato di consapevolezza individuale);

–       Monodramma (tecnica della psicoterapia della Gestalt, che aiuta la persona a comprendere meglio le parti di sé che le provocano conflitto e disagio)

Sicuramente la scelta di uno o dell’altro intervento, è a discrezione dello specialista in psicoterapia, che avrà accuratamente analizzato la situazione attraverso il colloquio clinico col paziente.

Oltre agli interventi citati, credo possa essere di grande aiuto individuare e selezionare una composizione di Fiori di Bach, che possono dare sollievo alla persona, aiutandola a sentirsi meglio, durante il percorso psicoterapeutico.

Per quanto riguarda invece gli psicofarmaci, credo che siano indispensabili solo quando il disagio è tanto grave da ridurre la persona a non essere più autosufficiente; i farmaci assunti senza l’intervento di una psicoterapia risultano inefficaci, perché riducono il/i sintomo/i, senza risolvere la causa del disagio psicologico, che permane latente, e che continua ad esistere se non risolto attraverso lo sviluppo di una consapevolezza individuale.

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Elena Vlacos - MioDottore.it